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giovedì 26 luglio 2012

Dall'Italia agli Usa: dall'ottimismo al disgusto (Parte 2)

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La mia prima esperienza lavorativa italiana si era conclusa male. Pazienza. Breve flashback: prima di essere assunto dai due titolari scorretti, avevo iniziato a fare l’occhiolino all’Inghilterra e a tempo perso avevo inviato il CV a una decina di compagnie italiane con sede a Londra. Cosi' tanto per seminare un po' anche fuori dall'Italia. Proprio il giorno in cui pensavo seriamente di licenziarmi e mandare al diavolo i titolari che mi avevano illuso, ricevo un’email da una compagnia itaiana con sede a Londra in cui mi chiedono se sono interessato ad andare a sostenere un colloquio per una posizione di sei mesi per una sostituzione maternita’. Forse un segno del destino per dirmi: licenziati e manda al diavolo questa gente e rimetiti in gioco, rischia, fai un tentativo, magari si apre una nuova porta. Cosi' una settimana dopo volo a Londra per un weekend turistico e per sostenere il colloquio il Lunedi'. Torno in Italia e dopo un paio di settimane mi telefona il manager da Londra per dirmi di preparare le valigie perche' dopo una serie di colloqui hanno deciso di assumermi! Ottimo! Trovo una stanza tramite internet e parto per questa nuova avventura. Firmo il contratto (ovviamente al primo giorno di lavoro) e faccio un'esperienza importante. Il manager e i colleghi sono molto simpatici, professionali e cordiali ma a fine contratto devo tornare in Italia. Nononstante sia stata una bella esperienza non mi e' dispiaciuto tornare in Italia, perche' il clima londinese era sempre uggioso, riuscivo a frequentare gli amici raramente, dovevo condividere casa con un ragazzo la cui ragazza veniva in visita molto spesso ed era a dir poco odiosa, lei che era ospite cercava con arroganza di dare ordini. Inoltre, motivo fondamentale, lo stipendio era appena sufficiente per sopravvivere e coprire le spese. Affitto e mezzi di trasporto sono infatti molto cari a Londra.
Le mie meditazioni mi portano a pensare che se proprio devo vivere all'estero preferisco gli Stati Uniti. Ma gli Usa in quel periodo non sono ancora nei miei pensieri anche perche' voglio tornare in Italia per fare un altro tentativo e valutare un’opportunita’, un potenziale asso nella manica che ho da qualche tempo. Conosco i titolari di un'azienda con i quali sono in contatto sin da quando vivevo in Usa e mi hanno sempre detto che se mai tornassi in Italia potrei passare da loro per un colloquio. Potrebbe essere l’occasione giusta per potermi sistemare con uno stipendio dignitoso nel luogo in cui ho sempre vissuto. L'azienda non e' lontana da casa mia e non dovrei pagare l’affitto, vivrei vicino ai miei genitori e agli amici di una vita. Dopo tanto vagare, tornare alla base e ri-mettere le radici nel luogo in cui sono cresciuto mi sembra una buona idea. L'esperienza all'estero potrebbe essere servita ad ottenere un buon posto di lavoro nel mio luogo di origine e il cerchio si chiude.
Dopo una serie di colloqui che sembrano un interrogatorio della CIA e in cui mi chiedono anche di cosa si occupano i miei genitori e i miei fratelli (?!) decidono di propormi un breve contratto a progetto di una settimana per delle traduzioni, cosi' tanto per iniziare a mettere un piede dentro l'azienda, mi dicono. Teoricamente con il contratto a progetto si puo’ lavorare anche da casa ma mi dicono che preferiscono che vada a lavorare in ufficio rispettando i normali orari di lavoro cosi’ ho modo di familiarizzare con i vari dipartimenti e conoscere i potenziali nuovi colleghi. Si tratta di un orario settimanale di ben 44 ore. E la paga? Solo 100 euro. Facendo due calcoli e’ meno di 3 euro l’ora, prenderei di piu' andando a fare le pulizie nelle case, ma accetto anche perche’ mi dicono che l'azienda si sta strutturando proprio in quel periodo e ci sono molte possibilita' per il futuro, e al momento e’ funzionante il call center, il back office, e si e’ appena avviato il settore marketing e verranno strutturati altri settori. Restano vaghi sul tipo di lavoro che potrei svolgere e sullo stipendio ma fanno intendere che per me potrebbero esserci dei ruoli importanti in futuro, magari nel settore marketing-commerciale, magari con rapporti con l'estero. Ma il discorso e' sempre vago anche quando si parla di stipendio. Il titolare sa quali sono stati i miei ultimi stipendi all'estero e quali sono quindi le mie aspettative ma continua nella sua vaghezza: si, le possibilita’ ci sono, ma dobbiamo vedere, al momento siamo in fase di crescita e mi chiede di frequentare un corso di formazione, non pagato, di una settimana con una quindicina di altre persone, in cui verra’ descritto approfonditamente il funzionamento dell’azienda.
Non ho un buon sentore, tutto e' troppo vago, ma decido di frequentare il corso piu’ per curiosita’ che altro. E alcune cose iniziano a non quadrarmi. Durante la settimana di corso gli istruttori parlano soprattutto di call center e della gestione del telefono e poi a fine fanno cenno anche ad una seconda settimana pratica, per chi superera' un test. Ovviamente il test e' molto facile e fanno in modo che lo superiamo tutti. Nelle loro intenzioni deve anche sembrare che ci siamo meritati il passaggio a questa (poco chiara) seconda fase del corso.
Come tutti gli altri ragazzi del corso, dopo la prima settimana di corso, che tutti credevamo che fosse la prima e ultima, e dopo il test, vengo connvocato di nuovo nell'ufficio del titolare che mi chiede cosa ne penso dell’azienda e mi spiega che finita la prima settimana teorica, e superato il test (con tante congratulazioni) ora c'e' una seconda settimana  di corso pratico in cui ognuno verra’ messo al call center affiancato da un veterano. Il quadro non mi piace per niente. Avevano detto che il corso sarebbe durato una settimana e ora sbuca fuori questa seconda settimana che altro non e' che una settimana di lavoro aggratis. E poi...call center??? Sia a me che a molti ragazzi del corso era stato detto che cercavano laureati in materie umanistiche e giornalistiche e a tutti avevano prospettato seppur vagamente una posizione nei settori back office o marketing. Con tutto il rispetto per chi lavora al call center, non era per questo che eravamo stati contattati. Ma voglio capire meglio a che gioco stanno giocando e chiedo quali sono le prospettive future se dopo questa seconda settimana di corso mi assumessero. E gli faccio scoprire le carte. E la proposta tanto attesa che fanno a tutti indipendentemente da lauree o esperienza e': un contratto a progetto di un mese per lavorare al call center a 400euro netti al mese! Il contratto potra' poi essere rinnovato di volta in volta (per chissa' quante volte).
Il titolare continua spiegando che al momento hanno bisogno soprattutto di persone al call center, che anche i manager hanno iniziato dal call center e che ci sono ottime possibilita' per il futuro.
Ma signori miei sarei anche disposto a iniziare dalla gavetta ma 400 euro al mese? Per lavorare 44 ore a settimana e spesso anche il sabato e la domenica? Come mi pago un affitto? Ovviamente devo vivere con i miei genitori e chiedere il loro aiuto economico. Se solo di benzina per venire al lavoro in un mese spendo almeno 200euro, cosa mi rimane? E la cosa triste e che molte ragazze dopo la proposta da fame, sempre la stessa a tutti, iniziano a fare discorsi come: beh questa e', dobbiamo farci i conti. Se a fine mese ci restano anche 20euro conviene accettare. Meglio di niente visto che qui non si trovano altri lavori. E in effetti per una persona che rifiuta ce ne sono altre dieci disperate che bussano alle porte dell'azienda per sostenere un colloquio.
Tra l’altro scopro parlando con i ragazzi che lavorano li’ da qualche anno che prospettive di aumenti o di avanzamenti sono solo miraggi. In poche parole, siamo tutti carne da macello da sfruttare per il call center.
Quanta differenza dalla mia situazione lavorativa in America dove venivo valorizzato e guadagnavo benino.Non era tutto rose e fiori e di momenti difficili ce ne sono stati molti ma ero indipendente, non dovevo vivere con i miei (ai quali voglio un gran bene ma bisogna anche staccarsi da loro a un certo punto).  Vivevo in affitto in un bell'appartamentino, ero riuscito a comprare una macchina (a rate), ogni tanto potevo concedermi qualche viaggetto e togliermi i miei sfizi. Ma secondo voi con 400 euro al mese come si fa a vivere e a costruirsi un futuro? A me sembra schiavismo.
E quindi e' inutile dirvi che anche con questa azienda ho deciso di non proseguire e fu proprio questo episodio che mi fece deprimere per qualche giorno ma mi fece anche riflettere e riconsiderare gli Stati Uniti. Inizio' a rafforzarsi in me la convinzione che fu un errore lasciare gli Stati Uniti e decisi che cerchero' di ritornarci.
E sono ormai alcuni mesi che ogni giorno faccio ricerche e invio il Resume a compagnie italiane in America. Ma voglio chiudere questo lungo post con una frase del titolare che riassume bene la mentalita' di molti imprenditori italiani. Quando gli descrissi con molta umilta' la mia esperienza lavorativa negli Stati Uniti, sapete cosa mi disse? Probabilmente la sua tattica e' sempre "abbassare" il valore dei candidati cosi' da poter offrire una paga bassa. Mi disse: beh certo sicuramente sarai stato anche in America per tanti anni ma io la considero semplicemente un’esperienza di vita. Qui possiamo offrirti 400 euro netti al mese.
E poi dicono che i giovani vanno all'estero.

17 commenti:

  1. Ti auguro davvero che tu possa tornare negli USA. Il mondo lavorativo italiano è già difficile e avvilente per chi non ha mai avuto esperienze all'estero; per chi ha potuto sperimentare come si lavori o si studi in ambienti strutturati ed organizzati, dove vieni rispettato come lavoratore e persona, il rientro in Italia - soprattutto in questo momento - dev'essere davvero difficile. Fingers crossed for you! :)

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  2. Che grande schifo! Meno male che mia mamma mi ha portato negli Usa. Spero che un giorno possa tornarci anche tu... E secondo me dovresti tornare negli Usa con il visto turistico, e continua a cercare da qui, che forse è più semplice.

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  3. Grazie Gianluca, considerando che io in Italia non ho mai lavorato prima perche' appena laureato sono andato in Usa, tornare in Italia dopo tanti anni negli Stati Uniti e' stato uno shock culturale. L'Italia ha anche tante cose positive e migliori degli Usa ma per quanto riguarda il mondo del lavoro e il senso civico delle persone, mi spiace dirlo ma gli Stati Uniti sono avanti anni luce.

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  4. Luca, se posso chiedere, quanti anni hai e dove vivi in Usa? Pensi di restarci a lungo? In bocca al lupo e salutami gli States!

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  5. Ciao, grazie della tua testimonianza, mi e' stata molto utile a capire tante cose. porto anche io un pezzo della mia esperienza lavorativa con gli Italiani:

    Ieri su internet leggevo I vari siti e blog su Italiani che vivono a New York tra cui anche il tuo. Mi sono un po inalberata leggendo tutti I commenti negativi e pessimistici sull’Italia e gli Italiani, anzi a dire il vero mi ero ripromessa di tirare le orecchie a tutte queste persone scrivendo che non era cosi, beh che non tutti sono cosi. Poi stamattina di colpo mi sono risvegliata dal mio letargo filosofico sul bel paese, ed ahime a mie spese ho capito quanto abbiano ragione queste persone e ho dovuto piegare la testa alla scorrettezza Italiana, provata sulla mia pelle. Questa mattina per caso girovagando in internet ho scoperto che uno dei miei contatti Italiani con cui collaboro e con cui ho regolare contratto, sta intrattendendo rapporti economici con altre realta’ locali a mia insaputa ovvero facendomi le scarpe, bypassandomi. Hai capito!!! Non vi dico la rabbia, mi fumavano le orecchie ed usciva fuoco dal naso. I soliti truffaldini! E pensare che quando ho cominciato a lavorare con loro molti annia fa, erano degli emeriti poveracci. Pensa mi ricordo che una volta vennero qui e mi invitarono a cena loro (che generosita!) ma uscendo dopo avere pagato il conto (loro) , la cameriera mi insegui’ perche non avevano lasciato neanche un centesimo di mancia!!!! Ora si permettono di fare queste bassezze. In realta’ sono un po sconfortata, perche ho dovuto ammettere che nonostante adoro il mio paese natale tutti voi avete ragione e io sono una povera illusa. Queste scorrettezze, queste bassezze ……se I contratti non contano, figuriamoci le parole! E poi sono stufa di trattare con gli Italiani! Pretendono di fare carriera negli Stati Uniti e poi non hanno un minimo di organizzazione, non vogliono investire una lira, non ti offrono I mezzi per potere aprire una nicchia. Forse hanno ragione I miei amici quando mi dicono di non tornare mai piu’ in Italia…ma se tutti lasciano cosa ne sara’ dell’Italia fra 50 anni? Ci saranno ancora gli Italiani? Come si puo’ buttare via secoli e secoli di storia, cultura,coraggio, creativita’,bellezza perche siamo divetanti una societa cosi decadente senza senso civico, coraggio,onesta?
    Vademecum del businessman Italiano

    1) Loro non hanno mai torto
    2) Tutto e’ facile
    3) Loro sono I piu bravi, I loro prodotti sono I migliori
    4) E’ sempre colpa tua o del cliente
    5) Piangono sempre
    6) Sono buggiardi, e truffaldini

    mah forse ho esagerato ma cercate di capirmi, questo e' stato un colpo forte.
    ciao!

    www.viverenewyork.blogspot.com

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  6. Ciao Mili, quindi vivi in Usa? Da quanto tempo? Di cosa ti occupi? Io per ora sono tornato in Italia e mi sento intrappolato qui. Molto spesso quando ero in USA mi innervosivo anche io a sentire i discorsi pessimisti sugli Italiani pero' molti di quei discorsi si sono rivelati fondati. Ma non dobbiamo mai generalizzare. Io penso che uno dei problemi gravi dell'Italia sia la mancanza di un senso di appartenenza comune. Ognino cerca di portare acqua al proprio mulino anche se questo vuol dire a volte creare problemi e disagi agli altri. E poi non ci sono leggi severe e quindi i furbi e i disonesti hanno vita facile. Non credo che gli Americani siano piu' "buoni" per il loro DNA, si forse hanno piu' senso civico e patriottico, il che aiuta ma penso che in USA si viva meglio in molti aspetti grazie alle leggi che vengono fatte rispettare anche con severita' quando e' necessario.

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  7. si vivo a New York,oramai parecchi anni,la prima volta che arrivai fu il febbraio 2002, che gia' qui ci vuole un coraggio perche fu il periodo subito dopo gli eventi che purtroppo ben tutti conosciamo.
    Mi occupo di design e fashion. sto anche io scrivendo la mia esperienza che pubblichero sul mio blog appena finita. comunque anche io ho iniziato come voi, prima ho fatto molto anzi troppo spesso su e giu usa/italia con visto turistico(quello dei famosi 90 giorni), poi un j1(training/lavoro) poi mi pare fosse un E, ora invece ho la cittadinanza, ma e' stato duro, dispendioso a volte anche rischioso. ripensando a cose che ho fatto mi viene da ridere, ma penso anche "ma come hai fatto a fare quelle cose!" Comunque le esperienze sono tutte diverse anche perche' le leggi in base ai visti cambiano spesso per svariati motivi, economici,sociali etc....
    ciao
    www.viverenewyork.blogspot.com

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  8. Cosa rimarrà dell'Italia se tutti (o le persone più "in gamba", quelle più "avanti") se ne vanno?
    Non lo so, ma quasi non mi interessa.
    Non vorrei unirmi al "coro greco", ma con serenità mi viene da dire che l'Italia è un Paese irrecuperabile, che fa due passi avanti e tre indietro, poi tre avanti e due indietro, poi uno avanti e due indietro.
    E' sempre stato così.

    Il sunto di ciò che penso del nostro Paese è racchiuso tutto qui:
    http://www.youtube.com/watch?v=nr0gaz7QpOA

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    1. Ciao Dario, grazie per il commento e per il link molto significativo.
      Devo rivedere quel film! La mia idea l'ho riassunta nel Post che ho inserito poco fa su My Philosophy di Stefano Spadoni. Grazie ancora per essere un assiduo lettore del blog.

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    2. Concordo con Dario, e segnalo un altro video che incarna il mio pensiero e la realtà che io e molti miei colleghi di dottorato ci siamo trovati ad affrontare nel mondo accademico italiano: http://www.youtube.com/watch?v=TxGJ6DFocyY

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    3. Ciao Gianluca, conoscevo quello spezzone. E' un po' cio' che penso anche io.
      Forse e' meglio andare via dall'Italia. La situazione e' davvero critica e poi non mi sento colpevole a lasciare un paese che mi ha dato poco e in cui non ho scelto io di nascere.

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  9. Sicuramente gli episodi che descrivi sono indice del degrado "culturale" di una buona parte dei "cosiddetti" imprenditori italiani. Il guadagno e non il prodotto di qualità, la precarietà e non la fiducia del rapporto lavorativo, sono diventati spesso il paradigma di molte realtà lavorative. Ed a volte persino l'incapacità di prendere al volo la modernità: pensate solo al ruolo abnorme dei call center, dinosauro dell'advertisment e della ricerca di contatti, rispetto al web, in crescita ma poco sfruttato. Non resta che chiederti: come stanno andando le ricerche dall'altra parte dell'oceano?

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  10. Ciao Giuseppe. La ricerca procede, al momento ci sono tre aziende a NY che sono interessate a farmi un colloquio consapevoli che se decidono di assumermi ci sara' da considerare la sponsorizzazione per il visto. In realta' di aziende interessate a farmi un colloquio che ne sono anche piu' di tre ma alcune mi hanno gia' detto che non sponsorizzano per il visto e altre invece sono troppo piccole o meglio offrirerebbero lavori come rappresentante su strada e il mio avvocato di immigration mi ha detto che per ottenere un work visa e' meglio evitare piccole compagnie e compagnie che offrono lavori che non giustificano l'esigenza di assumere una persona italiana. Cerchero' di collezionare qualche altra richiesta di colloquio ad Agosto e probabilmente partiro' a Settembre per 3 mesi da turista, investendo un po'...e incrociamo le dita.

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  11. In effetti credo sia la cosa migliore. Chiaramente i colloqui puoi farli solo in loco, e collezionando alcune possibilità farai un solo viaggio... =)

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  12. Penso che il tuo avvocato ti abbia consigliato molto bene, ho sentito anche io queste cose.

    Comunque una notizia interessante ve la debbo dire, riguardante New York, di oggi, che ho letto sul giornale americano: Dicono che il 30% dei New Yorkesi ragazzi tra i 25 e i 30 vivono ancora a casa con i genitori perche non si possono permettere di vivere fuori , o forse perche stanno comodi, e in tutti gli USA , New York e' al 5*posto di tutti gli States e questi dati sono in aumento.

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  13. Interessante, Mili. Anche se sto constatando che qui al Sud forse il 60-70% dei ragazzi tra i 25 e i 30 deve vivere ancora con i genitori. La situazione e' piuttosto critica qui ora.

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  14. eh si lo so, figurati non ci pensavo neanche a fare il paragone, era solo una notizia, per me un po sconvolgente pensando a New York e lo stile di vita. In Italia, gli affitti delle case (per quanto riguarda Roma almeno) sono ridicoli, probabilmente anche io sarei ancora a vivere con i miei se fossi rimasta a Roma, mio fratello ci ha vissuto fino a 35 anni e ogni tanto ci ritorna qualche giorno, tanto per non perdere l'abitudine! Magari uno guadagnasse uno stipendio decente sono sicura che pagerebbe anche l'affitto volentieri pur di avere un po di indipendenza almeno il tempo di organizzarsi per comprare una proprieta', ma paragonando stipendi/affitti e' praticamente impossibie e se consideriamo che il mutuo e' diventato anche questo difficile...
    ciao! xo xo

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